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il favoloso (?) mondo del giornalismo

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“Won’t you help to sing these songs of freedom?”

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Quest’anno, pecoordinamento giornalisti precari della campaniar la prima volta, passo il primo maggio da lavoratore dipendente. Fino a non troppi mesi fa avevo conosciuto tutte le forme (possibili e impossibili) di lavoro: cococo, cocopro, prestazione occasionale, borsa di studio, ritenuta d’acconto, partita iva, stage, tirocinio, a nero. Ne ho sicuramente dimenticata qualcuna, ma non importa, ci siamo capiti.

Non voglio però parlarvi della giungla dei contratti di lavoro nè di quanto possa essere difficile oggi riuscire a cavarsela. Voglio invece raccontarvi chi sono e perché ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio dell’ordine dei giornalisti della Campania (elenco dei professionisti) che si terranno il prossimo 19 maggio.

Sono convinta che le cose non si cambino soltanto contestandole e arrabbiandosi, ma soprattutto rimboccandosi le maniche e iniziando ad agire in prima persona. Tre anni fa, insieme ad un po’ di amici, abbiamo deciso di creare un gruppo che si occupasse dei giornalisti precari/collaboratori/abusivi. Quelli non tutelati, insomma, quelli che permettono ai giornali di arrivare in edicola ogni giorno. Quelli di cui, fino a quel momento, nessuno si era mai occupato. Sfruttati, mal (o mai) pagati, messi alla porta senza motivo o per far posto ai soliti raccomandati, quelli sottoposti a pressioni e spesso a ricatti.

E’ nato così, il Coordinamento Giornalisti Precari della Campania. La prima cosa che abbiamo fatto, perché ci stava particolarmente a cuore, è stata quella di far conoscere alla gente (convinta sempre di aver a che fare con una casta) e al resto dei giornalisti assunti e tutelati, che c’era un esercito di colleghi pagati anche 3 euro al pezzo. Molti, troppi, sono caduti dalle nuvole. “Ma veramente venite pagati 3 euro?”, ci chiedevano. Eh si, veramente. Quelli fortunati, però. Perché quelli sfortunati lavoravano (e lavorano) gratis. Abbiamo poi realizzato un dossier sui corsi truffa per i giornalisti, che promettevano tessere e retribuzioni fantasma, nel silenzio colpevole dell’Ordine dei Giornalisti, che tre anni fa aveva promesso di consegnare questo nostro dossier alla Procura della Repubblica. Abbiamo scoperto pochi giorni fa che invece l’hanno lasciato a prendere polvere per due anni e consegnato soltanto l’anno scorso, lasciando che molti di quei millantatori continuassero ad ingannare giovani aspiranti giornalisti.

Abbiamo realizzato, attraverso dei questionari anonimi, una fotografia dei collaboratori in Campania. Abbiamo realizzato uno studio sulla presenza dei pensionati all’interno delle redazioni e sulle pagine dei giornali. Abbiamo impedito la nascita di due nuove scuole di giornalismo. Abbiamo denunciato l’assegnazione della direzione della webtv del Comune di Napoli ad un collega pensionato. Abbiamo partecipato alla stesura della Carta di Firenze. Stiamo aprendo, tra mille difficoltà, un bene confiscato ai quartieri Spagnoli, che vogliamo rendere una sorta di “casa del giornalista”. Abbiamo una trasmissione sul precariato in onda ogni lunedì sera su Radio Siani.

Abbiamo raccolto centinaia di firme di denuncia per il vergognoso ricatto fatto dalla dirigenza del quotidiano Il Mattino nei confronti di Amalia De Simone, da cui Caltagirone vorrebbe 50mila euro per colpe palesemente non sue.

Oggi il Coordinamento Giornalisti Precari della Campania ha deciso di fare un passo ulteriore e presentare una sua lista alle elezioni dell’Ordine. Non una vera lista, in realtà, ma un solo rappresentante precario per ognuno dei consigli. E quindi io, Simona Petricciuolo, al consiglio regionale per i professionisti; Ciro Pellegrino al consiglio nazionale per i professionisti; Giuseppe Manzo al consiglio regionale per i pubblicisti; Chiara di Martino al consiglio nazionale per i pubblicisti; Gerardo De Fabrizio ai revisori dei conti per i professionisti. Non ci interessa il potere, non vogliamo occupare tutti i posti disponibili. Ci basta che le istanze dei precari arrivino finalmente lì dove si prendono le decisioni. Ci interessa sederci al tavolo, impedire gli abusi, costringere ai controlli. Abbiamo presentato un programma, costringendo anche gli altri candidati a fare la stessa cosa. Non facciamo promesse ma garantiamo battaglia e finalmente una voce che sia veramente a tutela dei precari.

Vigileremo sull’applicazione della Carta di Firenze, continueremo a fare pressione per l’applicazione della legge 150, ci preoccuperemo che i giornalisti pensionati non rientrino a pieno titolo negli organici redazionali attraverso contratti di consulenza. Chiediamo che venga istituito un elenco degli aspiranti pubblicisti, per consentire un monitoraggio costante del loro lavoro e soprattutto della dovuta retribuzione. Chiediamo che all’interno dei Cdr venga inserito un rappresentante dei giornalisti collaboratori. Vogliamo una regolamentazione delle testate online e soprattutto che nessun giornalista sia più costretto a lavorare gratis o per pochi spiccoli di compenso.

In conclusione, aggiungo due parole su di me, perché se doveste decidere di premiarmi con il vostro voto, è giusto che sappiate chi sono e cosa faccio. Ho iniziato a fare la giornalista a 20 anni, scrivendo di sport per Cronache di Napoli. Nel 2001 ho preso il tesserino di pubblicista ed ho continuato a scrivere per Metrovie, Epolis, Napolipiù, Il Mattino, ho realizzato video per Current, sono stata un po’ in Germania, un po’ in Belgio. Mi sono laureata nel 2005 in Scienze della Comunicazione, laurea vecchio ordinamento, e nel 2006 ho vinto una borsa di studio di un anno all’ufficio stampa della Giunta Provinciale di Napoli. Con la tesi di laurea (un lavoro sulla storia della radio, poi anche pubblicato) ho vinto il premio Siani nel 2006, primo posto insieme a Gomorra di Roberto Saviano. Ho fatto diversi uffici stampa negli anni, qualcuno retribuito regolarmente, qualche altro un po’ meno.

Nel 2007 , mentre collaboravo con Il Mattino, sono stata “punita”, e di fatto cacciata, perché avevo criticato l’operato di alcuni caporedattori. Mi ero ribellata al fatto che i pezzi con notizie in esclusiva non portavano soltanto la mia firma ma anche quella di redattori interni, avevo avuto da ridire sul fatto che spesso mi mandavano a seguire appuntamenti e poi non pubblicavano il pezzo, facendomi quindi buttare giornate di lavoro che non mi sarebbero mai state pagate. Me ne sono andata senza nessun rimpianto, mi sono iscritta al master in giornalismo del Suor Orsola, potendo contare sui soldi della borsa di studio che avevo vinto l’anno prima e che per fortuna avevo messo da parte, e su un’altra borsa di studio vinta durante il master stesso. Sono stata per due anni all’Agi di Napoli, un’esperienza utile sotto tanti punti di vista, grazie alla quale ho capito tante cose e, soprattutto, ho iniziato e continuato questa battaglia di dignità con il Coordinamento.

Oggi lavoro come ufficio stampa per un’azienda molto seria, la Ovale, che mi ha assunto. Continuo comunque a fare la giornalista, occupandomi di video inchieste e di approfondimento, da freelance (ho fatto fortunati reportage per la Rai, per la trasmissione Crash, per Rai Storia, per Rai3). Continuerò, questo posso garantirlo e la mia storia può già testimoniarlo, a lottare per la dignità di questa bellissima professione.

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Dal caso Amalia De Simone al Ddl diffamazione. Ecco cosa rischiano i giornalisti (precari)

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Lunedì 5 novembre consegneremo a Il Mattino le firme che in questi pochi mesi abbiamo raccolto in sostegno di Amalia De Simone, la cui vicenda è raccontata qui.

Questo è il comunicato stampa che annuncia l’appuntamento. Ovviamente, la speranza è che in prima fila ci siano i redattori assunti del quotidiano di via Chiatamone, il cdr e poi anche i collaboratori. Speriamo abbiano capito che sono tutti sulla stessa barca, perché, se passa questa folle idea di Caltagirone editore, domani al posto di Amalia ci sarà uno qualsiasi di loro.

 

COMUNICATO STAMPA

 IL RICATTO – L’ASSEDIO DI POLITICA ED EDITORI ALLA LIBERA INFORMAZIONE

 

Lunedì 5 novembre ore 10:30 – sede Odg Campania, via Cappella vecchia (Napoli)

 Dal caso Amalia De Simone al Ddl diffamazione: ecco cosa rischiano i giornalisti (precari)

 

Napoli, 2 novembre – I giornalisti, innazitutto quelli precari, sotto ricatto. Dalle piccole realtà locali ai grandi giornali legati a importanti gruppi editoriali, i collaboratori esterni continuano a vedere ridotte le proprie garanzie e tutele. Per questo motivo, il Coordinamento dei giornalisti precari della Campania ha organizzato l’incontro pubblico “Il Ricatto”, che si terrà lunedì 5 novembre, alle ore 10.30, presso la sede dell’Ordine dei giornalisti Campania, in via Cappella Vecchia, Napoli.

 Il caso di Amalia De Simone, giornalista napoletana citata da Il Mattino, giornale con cui aveva collaborato per diversi anni in passato, è solo la punta dell’iceberg.  Il quotidiano del gruppo Caltagirone ha scelto di pretendere dalla sua ex collaboratrice l’enorme cifra di 52 mila euro, una somma che corrisponde a circa 2600 articoli pagati 25 euro lordi l’uno. Una decisione che lede un principio di tutela di chi per anni ha scritto per quel giornale consentendogli di ricevere premi e riconoscimenti.  Si tratta di un caso senza precedenti, che ha visto la mobilitazione di tutta la categoria, a cominciare dall’ordine nazionale e locale dei giornalisti, la federazione nazionale della stampa per finire a tutti i coordinamenti dei precari d’Italia. Nel corso di questa mobilitazione sono state raccolte centinaia di firme in sostegno della collega, che saranno consegnate al Mattino nel corso dell’incontro pubblico  

 Dalla vicenda di Amalia apriremo il dibattito sul nuovo attacco che sta subendo la categoria: dal Ddl diffamazione al caso Sallusti fino ai risarcimenti milionari, che rischiano di travolgere i giornalisti privi di tutele, diritti e garanzie sindacali. Faremo il punto anche sulla proposta dell’Equo compenso, sull’accesso alla professione, sulla disciplina dei fondi regionali per l’editoria e sullo stato di crisi in cui versano giornali ed emittenza locale.

 All’iniziativa partecipano il presidente Odg nazionale Enzo Iacopino e quello regionale Ottavio Lucarelli.

Aderiscono Assostampa Campania e Unione cronisti. Sono invitati i Comitati di redazione e il Corecom Campania.

 Sarà invitato a presenziare e intervenire il direttore de Il Mattino, Virman Cusenza.

Il cdr de Il Mattino. Qualcuno l’ha visto?

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C’è un silenzio assordante nella vicenda che in questi giorni vede coinvolta la giornalista Amalia De Simone, citata per danni dal quotidiano Il Mattino con cui aveva collaborato per alcuni anni da freelance. E’ il silenzio del comitato di redazione.

Certo, io capisco che il cdr di via Chiatamone preferisca prendere posizione in favore di chi all’interno del giornale, modifica senza avvisare pezzi scritti da altri.

O che si strappi le vesti perché il calcio Napoli ritira l’accredito al suo giornalista, denunciando il “grave atto di intimidazione” e condannando “con forza ogni tentativo di colpire il diritto di cronaca e la libertà di critica, principi fondanti dell’informazione”.

O, ancora, che sprechi fiumi di inchiostro per definire il film “E io ti seguo” su Giancarlo Siani “un gravissimo insulto alla redazione e alla storia del Mattino”.

Lo capisco, nella vita ci sono delle priorità. Siamo in estate, le ferie che finalmente si intravedono, la stanchezza di un intero anno di lavoro che si fa sentire, il caldo…

Nessuno con un po’ di sale in zucca, in questo contesto, si sarebbe aspettato una presa di posizione del cdr in favore di un ex collaboratore, uno che nemmeno ci scrive più su quel giornale. Perché sprecare energie?

Alzare la voce per difendere Amalia e con lei la dignità di tutti i freelance che riempiono quotidianamente le pagine? E perché mai!

Per la cronaca (cioè, perché si sappia): il cdr del Mattino è composto da Adolfo Pappalardo, Riccardo Marassi, Marisa La Penna.

Caro Caltagirone, dai un segnale (positivo stavolta) a tutti i precari

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Voglio tornare ancora sulla questione della citazione per danni che il quotidiano Il Mattino ha fatto all’ex collaboratrice Amalia De Simone, di cui abbiamo parlato ieri.

Perché ho la sensazione che, pur di fronte ad una giusta e doverosa indignazione, non si sia colto a pieno il problema.

Uno – Il pezzo “incriminato”, quello per cui c’è stata la sentenza di condanna per diffamazione, non era uno scoop. Ne avevano scritto anche gli altri giornali cittadini.

Due – Prima di scrivere il pezzo, Amalia De Simone aveva contattato la redazione del giornale, sottoponendo loro i documenti di cui era venuta in possesso (lei come gli altri colleghi) e chiedendo se doveva procedere con l’articolo.

Tre – Il Mattino approva il pezzo, lo riceve, lo mette in pagina, lo titola. Non Amalia, ma quelli che erano in redazione.

Quattro – Le persone (sono cinque, mai nominate nel pezzo di Amalia) che si sono sentite diffamate dall’articolo, prima di fare causa, hanno cercato di contattare Il Mattino per chiedere la pubblicazione di una rettifica. Non solo nessuno gli ha risposto, ma nessuno si è nemmeno preoccupato di avvisare Amalia della cosa, che in questo modo non poteva saperlo, essendo una collaboratrice esterna.

Cinque – Dopo alcuni giorni, quando lei è finalmente venuta a saperlo (per caso), è andata personalmente a prendere la rettifica, ha scritto lo stesso giorno il pezzo e l’ha inviato lo stesso giorno al giornale, pregandoli di pubblicarlo subito.

Sei – Il Mattino, pur sollecitato quotidianamente dalla giornalista, ha ritenuto di pubblicare la rettifica solo dopo tre settimane, in uno spazio del giornale assolutamente inadeguato, e senza firmare il pezzo.

Sette – La causa si è chiusa in primo grado con la condanna in solido, come sempre avviene, dell’autore dell’articolo, del direttore responsabile (Mario Orfeo) e dell’editore, condannati a pagare circa 68mila euro in tutto.

Otto – Finito? No, perché chi si è sentito diffamato dall’articolo e dalla mancata rettifica, pur avendo ottenuto “giustizia” con una sentenza di condanna, in appello, giudicando inadeguato il risarcimento di 68mila euro ha avanzato una richiesta milionaria di danni.

E ora arriviamo al motivo per cui ho deciso di scrivere questo altro post sulla vicenda. A questo punto, Il Mattino, non solo non avrebbe dovuto chiedere i danni alla sua ex collaboratrice, che non poteva fare nulla più di quello che ha fatto. E quindi aspettiamo tutti fiduciosi un passo indietro dell’amministrazione del quotidiano su questa cosa. Ma dovrebbe, in ogni caso, sollevarla dalla responsabilità di questa diffamazione, riconoscendo finalmente una volta per tutte dove sono le colpe di questa brutta storia.

In che modo può farlo? Accollandosi interamente una eventuale sentenza definitiva di risarcimento, come d’altra parte aveva già fatto dopo la sentenza di primo grado, prima di pensare di rivalersi per il 70% sul collaboratore esterno (tra l’altro attualmente in cassa integrazione).

Io sono fiduciosa che il quotidiano del gruppo Caltagirone potrà e saprà dare questo segnale tangibile di un’attenzione finalmente reale e concreta al mondo del precariato.

Written by skyene

21 giugno 2012 at 10:34

Se sei un precario, stai alla larga da Il Mattino. Potresti rovinarti la vita.

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C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un colosso dell’editoria che se la prende con un piccolo giornalista precario.

In un mondo giusto non dovrebbe succedere. Ma in un mondo giusto, probabilmente, quel piccolo giornalista precario non sarebbe stato un precario, sarebbe stato assunto e tutelato.

Non viviamo in un mondo giusto.

Ecco, finora ho scritto tante cose ovvie, ora però vi racconto una storia che non ha niente di ovvio.

Il Mattino, quotidiano napoletano del gruppo Caltagirone, chiede ad una ex collaboratrice, Amalia De Simone, di pagare il 70% di quanto stabilito da una sentenza di condanna per diffamazione. Il 70%, ossia 52mila euro. Quello che non dice nell’atto di citazione, Il Mattino, è che la sentenza di condanna evidenzia in modo chiaro le responsabilità di chi ha titolato quel pezzo (non Amalia, ovviamente, essendo una collaboratrice) e di chi ha rinviato per tre settimane la pubblicazione della rettifica prontamente scritta dalla giornalista (anche qui, ritardo non imputabile ad Amalia, ovviamente, essendo lei un’esterna).

L’atto di citazione, facendosi beffe di qualsiasi legge e qualsiasi logica, precisa invece che il direttore, all’epoca Mario Orfeo, non poteva mica controllare tutti gli articoli scritti dai giornalisti del quotidiano, che sono tantissimi….

Il problema, tornando seri, come ben scrive su facebook il presidente dell’ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, è “tutta una catena di comando che convalida un articolo, lo titola, pubblica dopo tre settimane la rettifica e l’editore chiede al collaboratore di pagare il danno. Mi suona strano.”

52mila euro forse corrispondono al reddito medio annuo di alcuni redattori anziani di quel giornale, e corrispondono a circa 3mila articoli per un collaboratore esterno di quello stesso giornale. Per non parlare di quello che succederebbe se nel processo di appello per la diffamazione venisse accolta la richiesta di risarcimento milionario… a quel punto 52mila euro sarebbero gli spiccioli..

Io spero che al di là della sterile solidarietà espressa a voce, qualcuno si svegli e muova finalmente un dito per risolvere questo schifo. E spero anche che chi ha trascinato finora quella causa per diffamazione fino in appello, apra gli occhi e capisca dove stanno veramente le responsabilità di quanto è successo.

Chiudo con poche parole di Amalia, che forse dicono più di quanto ho scritto io in tutto sto post:

Questa citazione in giudizio costituisce un pericoloso precedente per tutti coloro che vivono facendo questo mestiere. Oggi capita a me, domani può succedere a tanti altri colleghi. Il Mattino mi chiede soldi, anche i soldi dovuti dall’editore e dal direttore, decidendo da solo come devono essere ripartite le responsabilità. Riderei, riderei davvero se non ci fosse da piangere. Questa citazione tradisce il principio che il giornalista va tutelato, tutelato dallo stesso imprenditore che edita e guadagna dal giornale. Io lavoravo sempre sotto pressione, malpagata, con continue promesse di contratto sempre disattese. Stupida io ad averci creduto.

Written by skyene

20 giugno 2012 at 13:17

Non devi mica abitare in Cina per sperimentare la censura

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Questo video è stato inspiegabilmente censurato ieri. Non si è ben capito (dal momento che si sono guardati bene dal fornire spiegazioni di qualsiasi tipo) se la decisione sia dipesa dal sito web del Corriere del Mezzogiorno o da quella di Comunicare il Sociale, che ha uno spazio all’interno del Cormezz e a cui avevo venduto il servizio.

In ogni caso i fatti sono questi: prima hanno deciso di acquistare il video, poi hanno bruciato la notizia decidendo di pubblicare soltanto le poche righe di accompagnamento senza le immagini. Senza avvisare. Togliendomi la possibilità di vendere ad altri notizia e servizio.

Questo è quello che succede a Napoli ad un freelance. Solo che ad un certo punto poi uno dice basta e decide di metterci la faccia e il nome e sputtanare finalmente questa gente senza rispetto per il lavoro altrui. Senza rispetto per chi cerca di campare facendo questo mestiere. Eccomi qua, aggiungiamo qualche nuovo nemico alla mia lista.

 

Written by skyene

8 giugno 2012 at 12:00