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il favoloso (?) mondo del giornalismo

Archive for the ‘journalism’ Category

Sostegno all’editoria, vince ancora la Fieg?

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Ieri la Camera ha approvato la proposta di legge “Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria” (3317)

Come quasi sempre negli ultimi anni, l’ordine dei giornalisti e la Fnsi hanno espresso pareri opposti sul testo. Plauso dal sindacato, condanna dall’odg. Al centro del dibattito, la proposta di legare la concessione dei contributi per l’editoria alle aziende editoriali che possano dimostrare di pagare i giornalisti.

Ognuno potrà farsi un’idea leggendo il testo di partenza (a questo link) e gli emendamenti approvati (a quest’altro link), ma la questione è abbastanza semplice.

Erano stati presentati 3 emendamenti:

2.192 (a firma pdl): Le imprese editrici, comunque strutturate, debbono documentare che gli adempimenti sono materialmente avvenuti prima di accedere ai finanziamenti;
2.33 (a firma Sel): Obbligo per l’impresa di dare evidenza, per l’ottenimento del contributo, delle misure adottate per il raggiungimento della parità salariale, nelle componenti fisse e accessorie, tra donne e uomini;
2.36 (a firma Lega): acquisizione della documentazione, prodotta dalle imprese editrici comunque strutturate, della prova dell’avvenuto pagamento delle competenze dei giornalisti e del versamento dei relativi oneri previdenziali.
I tre emendamenti sono stati bocciati. Da qui le proteste dell’ordine.

Sul fronte Fnsi, possiamo leggere sul loro sito: “è auspicabile che nella definizione dei criteri per l’assegnazione delle risorse pubbliche destinate al settore venga assegnata priorità assoluta alla buona occupazione, prevedendo meccanismi di incentivazione e di sostegno per le sole aziende che rispettano i contratti nazionali di lavoro e osservano gli obblighi retributivi e contributivi”. In estrema sintesi, stanno sperando che in qualche modo vengano introdotti dei criteri che invece nella discussione della legge sono stato bocciati.

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Written by skyene

3 marzo 2016 at 13:07

Concorso RAI, facciamo chiarezza

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C’è troppa demagogia e troppa confusione attorno a questo fantomatico concorsone Rai.

L’azienda, in un comunicato abbastanza delirante, afferma che la “Rai, con uno sforzo non scontato in termini economici ed organizzativi, si appresta a fare una selezione trasparente e a livello nazionale per procedere, nei prossimi anni, a 100 assunzioni di giornalisti professionisti”.

Ovviamente non è così. Al termine della procedura selettiva verrà formata una graduatoria relativa ai primi 100 candidati che avrà validità per 3 anni dalla pubblicazione. I 100 selezionati non verranno assunti, ma entreranno a far parte di un bacino da cui, per 36 mesi, la Rai potrà attingere per le sostituzioni. Finiti i 3 anni, finito il gioco.

Il fatto che questo concorso sia stato indetto sull’onda delle polemiche per le 35 assunzioni a chiamata diretta dei giornalisti provenienti dalla scuola di Perugia, è ormai stato dimenticato. La selezione odierna è figlia di quelle polemiche e della paura di ricorsi e denunce. Ovviamente, le modalità di ingresso sono completamente diverse e anche il risultato finale: i primi resteranno in Rai, gli altri no.

Sulla scelta di Bastia Umbra per lo svolgimento della prima prova, infine, si sono toccate vette di squallore difficilmente raggiungibili di nuovo in futuro. La Rai, nel solito comunicato, afferma che “Bastia Umbra è indubitabilmente posta nel centro del Paese”. Come commentava un bravo collega, è un po’ come dire “che per agevolare la prossima riunione del G20 i capi di Stato si incontreranno a Koulamoutou perché indubitabilmente al centro del pianeta”.

Ecco penso che, toccato abbondantemente il fondo già da un po’, a furia di continuare a scavare tra poco vedremo di nuovo la luce. Quella dell’altro emisfero però.

Written by skyene

15 giugno 2015 at 11:46

Che fine ha fatto il concorso Rai?

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E’ passato più di un anno dalle polemiche per l’assunzione in Rai, in via preferenziale e senza alcun concorso, dei giornalisti provenienti dalla scuola di Perugia. Per zittire le (giuste) proteste, il segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani (a sua volta ex allievo di quella scuola) aveva annunciato un concorso per tutti gli altri.

Già all’epoca avevamo fatto due conti, e non tornavano. Di Trapani, nel pieno delle polemiche aveva annunciato 75 nuovi assunti: 35 erano quelli della scuola umbra, 40 dovevano essere precari interni stabilizzati. Dov’era e dov’è lo spazio per altri ingressi?

Eppure il bando per il concorsone è stato pubblicato lo stesso e c’è stata perfino la fase di invio delle candidature. Dopo, si è fermato tutto. Nessuna spiegazione, nessun commento. Silenzio. Abbiamo il diritto di dubitare della sincerità delle promesse fatte all’epoca per fermare le polemiche?

Written by skyene

10 settembre 2014 at 10:06

Stop Fnsi, giornalisti chiedono le dimissioni immediate di Franco Siddi e della giunta esecutiva del sindacato

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BsArXE2IEAANe2YDimissioni immediate del segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi e di tutti i componenti della giunta esecutiva Fnsi. Lo chiedono i giornalisti e le giornaliste riuniti davanti alla sede della Federazione durante la manifestazione ‪#‎StopFnsi‬ contro l’accordo sul lavoro autonomo – ribattezzato “iniquo compenso” – e il contratto truffa sottoscritti senza alcuna consultazione.
Accordi che legalizzano lo sfruttamento e retribuzione da fame dei giornalisti autonomi e sanciscono per contratto l’esercizio dilettantistico della professione, infliggendo un colpo mortale alla dignità dei lavoratori e alla libertà di stampa.
Durante il sit in, una delegazione dei giornalisti, tessere alla mano, ha fatto irruzione nella sede del sindacato, chiedendo spiegazioni alla giunta riunita. Esprimiamo rammarico per gli attacchi personali che il segretario Siddi continua a rivolgere nei confronti di alcuni colleghi che esprimono dissenso verso le sue scelte.
Ci impegniamo a lottare perché i 120 milioni fondi che il Governo ha annunciato di voler stanziare per le assunzioni nei giornali non siano destinati ai contratti di apprendistato che pongono un limite di età che pregiudica un’intera generazione di precari.

 

“Won’t you help to sing these songs of freedom?”

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Quest’anno, pecoordinamento giornalisti precari della campaniar la prima volta, passo il primo maggio da lavoratore dipendente. Fino a non troppi mesi fa avevo conosciuto tutte le forme (possibili e impossibili) di lavoro: cococo, cocopro, prestazione occasionale, borsa di studio, ritenuta d’acconto, partita iva, stage, tirocinio, a nero. Ne ho sicuramente dimenticata qualcuna, ma non importa, ci siamo capiti.

Non voglio però parlarvi della giungla dei contratti di lavoro nè di quanto possa essere difficile oggi riuscire a cavarsela. Voglio invece raccontarvi chi sono e perché ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio dell’ordine dei giornalisti della Campania (elenco dei professionisti) che si terranno il prossimo 19 maggio.

Sono convinta che le cose non si cambino soltanto contestandole e arrabbiandosi, ma soprattutto rimboccandosi le maniche e iniziando ad agire in prima persona. Tre anni fa, insieme ad un po’ di amici, abbiamo deciso di creare un gruppo che si occupasse dei giornalisti precari/collaboratori/abusivi. Quelli non tutelati, insomma, quelli che permettono ai giornali di arrivare in edicola ogni giorno. Quelli di cui, fino a quel momento, nessuno si era mai occupato. Sfruttati, mal (o mai) pagati, messi alla porta senza motivo o per far posto ai soliti raccomandati, quelli sottoposti a pressioni e spesso a ricatti.

E’ nato così, il Coordinamento Giornalisti Precari della Campania. La prima cosa che abbiamo fatto, perché ci stava particolarmente a cuore, è stata quella di far conoscere alla gente (convinta sempre di aver a che fare con una casta) e al resto dei giornalisti assunti e tutelati, che c’era un esercito di colleghi pagati anche 3 euro al pezzo. Molti, troppi, sono caduti dalle nuvole. “Ma veramente venite pagati 3 euro?”, ci chiedevano. Eh si, veramente. Quelli fortunati, però. Perché quelli sfortunati lavoravano (e lavorano) gratis. Abbiamo poi realizzato un dossier sui corsi truffa per i giornalisti, che promettevano tessere e retribuzioni fantasma, nel silenzio colpevole dell’Ordine dei Giornalisti, che tre anni fa aveva promesso di consegnare questo nostro dossier alla Procura della Repubblica. Abbiamo scoperto pochi giorni fa che invece l’hanno lasciato a prendere polvere per due anni e consegnato soltanto l’anno scorso, lasciando che molti di quei millantatori continuassero ad ingannare giovani aspiranti giornalisti.

Abbiamo realizzato, attraverso dei questionari anonimi, una fotografia dei collaboratori in Campania. Abbiamo realizzato uno studio sulla presenza dei pensionati all’interno delle redazioni e sulle pagine dei giornali. Abbiamo impedito la nascita di due nuove scuole di giornalismo. Abbiamo denunciato l’assegnazione della direzione della webtv del Comune di Napoli ad un collega pensionato. Abbiamo partecipato alla stesura della Carta di Firenze. Stiamo aprendo, tra mille difficoltà, un bene confiscato ai quartieri Spagnoli, che vogliamo rendere una sorta di “casa del giornalista”. Abbiamo una trasmissione sul precariato in onda ogni lunedì sera su Radio Siani.

Abbiamo raccolto centinaia di firme di denuncia per il vergognoso ricatto fatto dalla dirigenza del quotidiano Il Mattino nei confronti di Amalia De Simone, da cui Caltagirone vorrebbe 50mila euro per colpe palesemente non sue.

Oggi il Coordinamento Giornalisti Precari della Campania ha deciso di fare un passo ulteriore e presentare una sua lista alle elezioni dell’Ordine. Non una vera lista, in realtà, ma un solo rappresentante precario per ognuno dei consigli. E quindi io, Simona Petricciuolo, al consiglio regionale per i professionisti; Ciro Pellegrino al consiglio nazionale per i professionisti; Giuseppe Manzo al consiglio regionale per i pubblicisti; Chiara di Martino al consiglio nazionale per i pubblicisti; Gerardo De Fabrizio ai revisori dei conti per i professionisti. Non ci interessa il potere, non vogliamo occupare tutti i posti disponibili. Ci basta che le istanze dei precari arrivino finalmente lì dove si prendono le decisioni. Ci interessa sederci al tavolo, impedire gli abusi, costringere ai controlli. Abbiamo presentato un programma, costringendo anche gli altri candidati a fare la stessa cosa. Non facciamo promesse ma garantiamo battaglia e finalmente una voce che sia veramente a tutela dei precari.

Vigileremo sull’applicazione della Carta di Firenze, continueremo a fare pressione per l’applicazione della legge 150, ci preoccuperemo che i giornalisti pensionati non rientrino a pieno titolo negli organici redazionali attraverso contratti di consulenza. Chiediamo che venga istituito un elenco degli aspiranti pubblicisti, per consentire un monitoraggio costante del loro lavoro e soprattutto della dovuta retribuzione. Chiediamo che all’interno dei Cdr venga inserito un rappresentante dei giornalisti collaboratori. Vogliamo una regolamentazione delle testate online e soprattutto che nessun giornalista sia più costretto a lavorare gratis o per pochi spiccoli di compenso.

In conclusione, aggiungo due parole su di me, perché se doveste decidere di premiarmi con il vostro voto, è giusto che sappiate chi sono e cosa faccio. Ho iniziato a fare la giornalista a 20 anni, scrivendo di sport per Cronache di Napoli. Nel 2001 ho preso il tesserino di pubblicista ed ho continuato a scrivere per Metrovie, Epolis, Napolipiù, Il Mattino, ho realizzato video per Current, sono stata un po’ in Germania, un po’ in Belgio. Mi sono laureata nel 2005 in Scienze della Comunicazione, laurea vecchio ordinamento, e nel 2006 ho vinto una borsa di studio di un anno all’ufficio stampa della Giunta Provinciale di Napoli. Con la tesi di laurea (un lavoro sulla storia della radio, poi anche pubblicato) ho vinto il premio Siani nel 2006, primo posto insieme a Gomorra di Roberto Saviano. Ho fatto diversi uffici stampa negli anni, qualcuno retribuito regolarmente, qualche altro un po’ meno.

Nel 2007 , mentre collaboravo con Il Mattino, sono stata “punita”, e di fatto cacciata, perché avevo criticato l’operato di alcuni caporedattori. Mi ero ribellata al fatto che i pezzi con notizie in esclusiva non portavano soltanto la mia firma ma anche quella di redattori interni, avevo avuto da ridire sul fatto che spesso mi mandavano a seguire appuntamenti e poi non pubblicavano il pezzo, facendomi quindi buttare giornate di lavoro che non mi sarebbero mai state pagate. Me ne sono andata senza nessun rimpianto, mi sono iscritta al master in giornalismo del Suor Orsola, potendo contare sui soldi della borsa di studio che avevo vinto l’anno prima e che per fortuna avevo messo da parte, e su un’altra borsa di studio vinta durante il master stesso. Sono stata per due anni all’Agi di Napoli, un’esperienza utile sotto tanti punti di vista, grazie alla quale ho capito tante cose e, soprattutto, ho iniziato e continuato questa battaglia di dignità con il Coordinamento.

Oggi lavoro come ufficio stampa per un’azienda molto seria, la Ovale, che mi ha assunto. Continuo comunque a fare la giornalista, occupandomi di video inchieste e di approfondimento, da freelance (ho fatto fortunati reportage per la Rai, per la trasmissione Crash, per Rai Storia, per Rai3). Continuerò, questo posso garantirlo e la mia storia può già testimoniarlo, a lottare per la dignità di questa bellissima professione.

Dal caso Amalia De Simone al Ddl diffamazione. Ecco cosa rischiano i giornalisti (precari)

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Lunedì 5 novembre consegneremo a Il Mattino le firme che in questi pochi mesi abbiamo raccolto in sostegno di Amalia De Simone, la cui vicenda è raccontata qui.

Questo è il comunicato stampa che annuncia l’appuntamento. Ovviamente, la speranza è che in prima fila ci siano i redattori assunti del quotidiano di via Chiatamone, il cdr e poi anche i collaboratori. Speriamo abbiano capito che sono tutti sulla stessa barca, perché, se passa questa folle idea di Caltagirone editore, domani al posto di Amalia ci sarà uno qualsiasi di loro.

 

COMUNICATO STAMPA

 IL RICATTO – L’ASSEDIO DI POLITICA ED EDITORI ALLA LIBERA INFORMAZIONE

 

Lunedì 5 novembre ore 10:30 – sede Odg Campania, via Cappella vecchia (Napoli)

 Dal caso Amalia De Simone al Ddl diffamazione: ecco cosa rischiano i giornalisti (precari)

 

Napoli, 2 novembre – I giornalisti, innazitutto quelli precari, sotto ricatto. Dalle piccole realtà locali ai grandi giornali legati a importanti gruppi editoriali, i collaboratori esterni continuano a vedere ridotte le proprie garanzie e tutele. Per questo motivo, il Coordinamento dei giornalisti precari della Campania ha organizzato l’incontro pubblico “Il Ricatto”, che si terrà lunedì 5 novembre, alle ore 10.30, presso la sede dell’Ordine dei giornalisti Campania, in via Cappella Vecchia, Napoli.

 Il caso di Amalia De Simone, giornalista napoletana citata da Il Mattino, giornale con cui aveva collaborato per diversi anni in passato, è solo la punta dell’iceberg.  Il quotidiano del gruppo Caltagirone ha scelto di pretendere dalla sua ex collaboratrice l’enorme cifra di 52 mila euro, una somma che corrisponde a circa 2600 articoli pagati 25 euro lordi l’uno. Una decisione che lede un principio di tutela di chi per anni ha scritto per quel giornale consentendogli di ricevere premi e riconoscimenti.  Si tratta di un caso senza precedenti, che ha visto la mobilitazione di tutta la categoria, a cominciare dall’ordine nazionale e locale dei giornalisti, la federazione nazionale della stampa per finire a tutti i coordinamenti dei precari d’Italia. Nel corso di questa mobilitazione sono state raccolte centinaia di firme in sostegno della collega, che saranno consegnate al Mattino nel corso dell’incontro pubblico  

 Dalla vicenda di Amalia apriremo il dibattito sul nuovo attacco che sta subendo la categoria: dal Ddl diffamazione al caso Sallusti fino ai risarcimenti milionari, che rischiano di travolgere i giornalisti privi di tutele, diritti e garanzie sindacali. Faremo il punto anche sulla proposta dell’Equo compenso, sull’accesso alla professione, sulla disciplina dei fondi regionali per l’editoria e sullo stato di crisi in cui versano giornali ed emittenza locale.

 All’iniziativa partecipano il presidente Odg nazionale Enzo Iacopino e quello regionale Ottavio Lucarelli.

Aderiscono Assostampa Campania e Unione cronisti. Sono invitati i Comitati di redazione e il Corecom Campania.

 Sarà invitato a presenziare e intervenire il direttore de Il Mattino, Virman Cusenza.

A proposito del corriere.it e del giornalismo partecipato. Servono ancora i giornalisti?

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ImmagineNon so da quanto tempo l’hanno introdotta, ma stamattina ho notato una novità scorrendo la home page del corriere.it

Nell’angolo in alto a destra di alcune notizie c’è un bannerino con la scritta “fact checking”.

Ho cliccato, per curiosità, e ho letto che il corriere chiede ai suoi lettori di verificargli le notizie.

Mi sono incazzata, come credo sia giusto, perché mi sono detta che se non è il giornalista a verificare l’attendibilità delle notizie allora siamo fottuti… purtroppo poi ho scoperto che quella era la parte migliore dell’iniziativa del Corriere.

Perché se si leggono le richieste e le condizioni, si scopre che praticamente chiedono notizie, documenti e fonti ai lettori. Ovviamente gratis. Ovviamente mica giornalisti.

Si scopre anche che se gli passi un documento o una notizia poi non puoi più fartene nulla (punto 10: dichiaro di essere consapevole che non posso riprodurre, duplicare, copiare, vendere, commerciare o rivendere il Servizio e/o sue parti per nessun motivo;)

Si scopre, soprattutto, che chiaramente la responsabilità delle notizie che il Corriere si fotte è tua e soltanto tua (punto 11: di assumermi la piena responsabilità penale e civile derivante dall’eventuale carattere illecito di tutti i contenuti che carico sui siti del Servizio e da ogni danno che possa essere lamentato da terzi in relazione alla pubblicazione degli stessi, e di essere l’unico responsabile per qualsiasi inadempimento delle mie obbligazioni e/o per le conseguenze di qualsiasi violazione (compresa qualsiasi perdita e/o danno che a Fondazione <ahref potrebbe derivare).

Ora spiegatemi la differenza tra questo schifo e quello che qualche mese fa mise in atto Repubblica chiedendo ai cittadini di girargli e regalargli video con le notizie in cui si imbattevano.

Written by skyene

23 ottobre 2012 at 15:17