BlogNotes

il favoloso (?) mondo del giornalismo

Caro Caltagirone, dai un segnale (positivo stavolta) a tutti i precari

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Voglio tornare ancora sulla questione della citazione per danni che il quotidiano Il Mattino ha fatto all’ex collaboratrice Amalia De Simone, di cui abbiamo parlato ieri.

Perché ho la sensazione che, pur di fronte ad una giusta e doverosa indignazione, non si sia colto a pieno il problema.

Uno – Il pezzo “incriminato”, quello per cui c’è stata la sentenza di condanna per diffamazione, non era uno scoop. Ne avevano scritto anche gli altri giornali cittadini.

Due – Prima di scrivere il pezzo, Amalia De Simone aveva contattato la redazione del giornale, sottoponendo loro i documenti di cui era venuta in possesso (lei come gli altri colleghi) e chiedendo se doveva procedere con l’articolo.

Tre – Il Mattino approva il pezzo, lo riceve, lo mette in pagina, lo titola. Non Amalia, ma quelli che erano in redazione.

Quattro – Le persone (sono cinque, mai nominate nel pezzo di Amalia) che si sono sentite diffamate dall’articolo, prima di fare causa, hanno cercato di contattare Il Mattino per chiedere la pubblicazione di una rettifica. Non solo nessuno gli ha risposto, ma nessuno si è nemmeno preoccupato di avvisare Amalia della cosa, che in questo modo non poteva saperlo, essendo una collaboratrice esterna.

Cinque – Dopo alcuni giorni, quando lei è finalmente venuta a saperlo (per caso), è andata personalmente a prendere la rettifica, ha scritto lo stesso giorno il pezzo e l’ha inviato lo stesso giorno al giornale, pregandoli di pubblicarlo subito.

Sei – Il Mattino, pur sollecitato quotidianamente dalla giornalista, ha ritenuto di pubblicare la rettifica solo dopo tre settimane, in uno spazio del giornale assolutamente inadeguato, e senza firmare il pezzo.

Sette – La causa si è chiusa in primo grado con la condanna in solido, come sempre avviene, dell’autore dell’articolo, del direttore responsabile (Mario Orfeo) e dell’editore, condannati a pagare circa 68mila euro in tutto.

Otto – Finito? No, perché chi si è sentito diffamato dall’articolo e dalla mancata rettifica, pur avendo ottenuto “giustizia” con una sentenza di condanna, in appello, giudicando inadeguato il risarcimento di 68mila euro ha avanzato una richiesta milionaria di danni.

E ora arriviamo al motivo per cui ho deciso di scrivere questo altro post sulla vicenda. A questo punto, Il Mattino, non solo non avrebbe dovuto chiedere i danni alla sua ex collaboratrice, che non poteva fare nulla più di quello che ha fatto. E quindi aspettiamo tutti fiduciosi un passo indietro dell’amministrazione del quotidiano su questa cosa. Ma dovrebbe, in ogni caso, sollevarla dalla responsabilità di questa diffamazione, riconoscendo finalmente una volta per tutte dove sono le colpe di questa brutta storia.

In che modo può farlo? Accollandosi interamente una eventuale sentenza definitiva di risarcimento, come d’altra parte aveva già fatto dopo la sentenza di primo grado, prima di pensare di rivalersi per il 70% sul collaboratore esterno (tra l’altro attualmente in cassa integrazione).

Io sono fiduciosa che il quotidiano del gruppo Caltagirone potrà e saprà dare questo segnale tangibile di un’attenzione finalmente reale e concreta al mondo del precariato.

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Written by skyene

21 giugno 2012 a 10:34

4 Risposte

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  1. Ma è allucinante, il Mattino fa veramente pena.

    La Rockeuse

    22 giugno 2012 at 14:26

  2. è allucinante, già. ma caltagirone editore è sempre in tempo a dare un bel segnale di attenzione e rispetto del lavoro di tutti i precari e freelance che riempiono quotidianamente i suoi giornali.

    skyene

    22 giugno 2012 at 14:39

  3. Perdonami, ma se la condanna è in solido Caltagirone deve rassegnarsi ad aprire il portafoglio. Se lei non ha nulla di intestato (e me lo auguro per lei), Caltagirone può riccamente attaccarsi al tram, e tirare finché vuole, ma i soldi dovrà cacciarli fuori lui. C’è poco da appellarsi al buon cuore degli editori: sono solo dei bastardi sfruttatori. Tutti, non se ne salva uno. Ciao e in bocca al lupo

    Maria Elena

    26 giugno 2012 at 13:58

  4. […] un silenzio assordante nella vicenda che in questi giorni vede coinvolta la giornalista Amalia De Simone, citata per danni dal […]


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