BlogNotes

il favoloso (?) mondo del giornalismo

Se sei un precario, stai alla larga da Il Mattino. Potresti rovinarti la vita.

with 6 comments

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un colosso dell’editoria che se la prende con un piccolo giornalista precario.

In un mondo giusto non dovrebbe succedere. Ma in un mondo giusto, probabilmente, quel piccolo giornalista precario non sarebbe stato un precario, sarebbe stato assunto e tutelato.

Non viviamo in un mondo giusto.

Ecco, finora ho scritto tante cose ovvie, ora però vi racconto una storia che non ha niente di ovvio.

Il Mattino, quotidiano napoletano del gruppo Caltagirone, chiede ad una ex collaboratrice, Amalia De Simone, di pagare il 70% di quanto stabilito da una sentenza di condanna per diffamazione. Il 70%, ossia 52mila euro. Quello che non dice nell’atto di citazione, Il Mattino, è che la sentenza di condanna evidenzia in modo chiaro le responsabilità di chi ha titolato quel pezzo (non Amalia, ovviamente, essendo una collaboratrice) e di chi ha rinviato per tre settimane la pubblicazione della rettifica prontamente scritta dalla giornalista (anche qui, ritardo non imputabile ad Amalia, ovviamente, essendo lei un’esterna).

L’atto di citazione, facendosi beffe di qualsiasi legge e qualsiasi logica, precisa invece che il direttore, all’epoca Mario Orfeo, non poteva mica controllare tutti gli articoli scritti dai giornalisti del quotidiano, che sono tantissimi….

Il problema, tornando seri, come ben scrive su facebook il presidente dell’ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, è “tutta una catena di comando che convalida un articolo, lo titola, pubblica dopo tre settimane la rettifica e l’editore chiede al collaboratore di pagare il danno. Mi suona strano.”

52mila euro forse corrispondono al reddito medio annuo di alcuni redattori anziani di quel giornale, e corrispondono a circa 3mila articoli per un collaboratore esterno di quello stesso giornale. Per non parlare di quello che succederebbe se nel processo di appello per la diffamazione venisse accolta la richiesta di risarcimento milionario… a quel punto 52mila euro sarebbero gli spiccioli..

Io spero che al di là della sterile solidarietà espressa a voce, qualcuno si svegli e muova finalmente un dito per risolvere questo schifo. E spero anche che chi ha trascinato finora quella causa per diffamazione fino in appello, apra gli occhi e capisca dove stanno veramente le responsabilità di quanto è successo.

Chiudo con poche parole di Amalia, che forse dicono più di quanto ho scritto io in tutto sto post:

Questa citazione in giudizio costituisce un pericoloso precedente per tutti coloro che vivono facendo questo mestiere. Oggi capita a me, domani può succedere a tanti altri colleghi. Il Mattino mi chiede soldi, anche i soldi dovuti dall’editore e dal direttore, decidendo da solo come devono essere ripartite le responsabilità. Riderei, riderei davvero se non ci fosse da piangere. Questa citazione tradisce il principio che il giornalista va tutelato, tutelato dallo stesso imprenditore che edita e guadagna dal giornale. Io lavoravo sempre sotto pressione, malpagata, con continue promesse di contratto sempre disattese. Stupida io ad averci creduto.

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Written by skyene

20 giugno 2012 a 13:17

6 Risposte

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  1. Sarebbe carino leggere il pezzo

    C7

    21 giugno 2012 at 08:38

  2. evidentemente non hai colto in pieno il senso del post…
    il pezzo scritto dalla de simone non c’entra nulla. tant’è vero che lo stesso pezzo (anzi, la desimone usava i verbi al condizionale, altri furono un po’ meno cauti…) fu scritto anche dagli altri giornali cittadini, non si trattò di nessuno scoop.

    il problema sta nel fatto che il giornale non pubblicò la rettifica, che la de simone aveva scritto appena saputo. se il mattino avesse pubblicato la rettifica come richiesto più e più volte dalla giornalista, non si sarebbe mai svolto un processo per diffamazione. e non si sarebbe mai arrivati a una condanna. e non saremmo mai arrivati a questo punto.

    la colpa è interamente nella catena di comando de Il Mattino.

    skyene

    21 giugno 2012 at 09:04

  3. […] tornare ancora sulla questione della citazione per danni che il quotidiano Il Mattino ha fatto all’ex collaboratrice Amalia […]

  4. Non sono del settore e magari sbaglio, ma credo che se siano arrivati ad avanzare questo tipo di richieste, probabilmente nel contratto c’è qualche formula contorta che presuppone la possibilità che “in caso di danno arrecato, dovà pagare TOT %”. Se così fosse, l’unica possibilità per la Signora è di premere sul fatto che si tratta di una diffamazione esclusivamente dovuta alla voglia di sensazionalismi del titolista (che probabilmente nel suo contratto non ha clausole del tipo sopra descritto).

    Visto che non si puo’ dire nulla che non siano insulti per coloro che sono i reali colpevoli, preferisco evitare; vorrei però evidenziare il problema dei titoli che spesso anche sui quotidiani nazionali distorcono, inventano o addirittura negano il contenuto dell’articolo stesso.

    Giuseppe

    21 giugno 2012 at 12:45

  5. Ma i precari che scrivono per il Mattino cosa dicono di questo fatto? Quelli che firmano, scrivono sui blog, rilasciano dichiarazioni a Iustitia? Stanno in silenzio i pasdaran della libera informazione? Un silenzio assordante…

    Vittorio

    22 giugno 2012 at 15:31

  6. c’è sicuramente stato silenzio da parte di chi scrive per il mattino, ma si tratta quasi esclusivamente dei contrattualizzati. loro, tolte pochissime eccezioni, con il culo al sicuro e il solo pensiero si passare comunicati e veline, non hanno mosso e non muoveranno un dito…

    skyene

    22 giugno 2012 at 15:58


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