BlogNotes

il favoloso (?) mondo del giornalismo

Surreale: fantastico, inconscio, irrazionale, irreale.

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Poche righe, per tirare le somme su quanto è successo ieri.

Qualcuno mi ha detto che parlare di censura è eccessivo e che il tutto si doveva ridurre ad un errore di comunicazione. Purtroppo però non c’è “errore di comunicazione” che tenga, quando la stessa motivazione ufficiale della non-pubblicazione (arrivata con molta calma quasi 24 ore dopo) parla di “scelta editoriale”. Non vogliamo usare il termine censura perché è forte? Uno dei problemi dell’Italia è che le cose non si chiamano mai con il loro nome, si usano sempre dei giri di parole. Un po’ come “coltivatore diretto” che sostituisce “contadino”. Non so voi, ma a me la parola contadino restituisce un’immagine di dignità e bellezza, ben lontana dall’essere dispregiativa…

In ogni caso, vi racconto un “dietro le quinte”, mi perdonerete se lascio però fuori i nomi dei protagonisti.

Due giorni fa, quando il video è stato lasciato nel cassetto “per scelta editoriale” ma nessuno si degnava di darmi una spiegazione, ho acceso il computer e scritto una lunga mail. Per chiedere cosa fosse successo, di chi fosse la colpa della censura. Per spiegare a chi vive nella sua bella torre d’avorio, che fare una cosa del genere ad un precario freelance significa togliergli visibilità e creargli difficoltà. Ho messo in copia alcune persone (non dirò chi) direttamente o indirettamente coinvolte nella gestione della cosa, nella gestione delle pagine web, nella gestione dei problemi della categoria.

Le reazioni sono state sorprendenti… Ho ricevuto aiuto e solidarietà da qualcuno (e me ne ricorderò), spiegazioni da qualcun altro, silenzio dalla maggior parte (me ne ricorderò un po’ di più). Fastidio, addirittura, da un paio di loro (me ne ricorderò ancora di più). Il senso del fastidio era più o meno questo: “si, certo, il problema sarà pure serio, ma per cortesia lasciate fuori chi deve lavorare e non rompete i coglioni con le vostre scaramucce da quattro soldi”. Mi è stato detto che la questione era “surreale”.

Maledetti stronzi privilegiati, vorrei dirvi che qui di surreale c’è che i posti nelle redazioni escono solo per i soliti noti. Che surreale è essere pagati 20 euro per un video d’inchiesta, o 3 euro per un lancio di agenzia, o 5 euro per un articolo, o direttamente 100 euro al mese. Di surreale c’è che i contrattualizzati fanno battaglie per non dismettere la sede storica del giornale dove lavorano, e se ne fottono se quella voce di spesa impedisce di assumere nuovi cronisti. Sono surreali le battaglie in redazione per impedire lo spostamento di scrivanie e telefoni. E’ surreale l’abuso di gente prepensionata che non si fa da parte e continua a lavorare impedendo ai nuovi di entrare.

E’ questo che è surreale, non certo una mail in cui si chiede una spiegazione, in cui si porta alla luce un sopruso ai danni di un non-tutelato freelance. Bastardi, me ne ricorderò. Potete stare certi che me ne ricorderò.

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Written by skyene

9 giugno 2012 a 10:28

Pubblicato su journalism, social

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2 Risposte

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  1. simona, io ho provato a chiamarti senza esito. Ci riprovo lunedì quando ricarico il cell…Stefania

    stefania

    9 giugno 2012 at 20:00

  2. spè che ti chiamo io..

    skyene

    9 giugno 2012 at 20:07


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