BlogNotes

il favoloso (?) mondo del giornalismo

La nuova lotta di classe è lotta tra generazioni?

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Qualcuno dice che io “ce l’ho con i pensionati”. No, io non ce l’ho con i pensionati, così, genericamente.

Io ce l’ho con quei pensionati della vecchia classe, quelli che sono andati a riposo con le vecchie pensioni che significano non meno di 3mila euro al mese, quelli che hanno accettato le buonuscite dalle aziende in stato di crisi perché hanno pensato che avrebbero fatto bingo con pensione + liquidazione + collaborazione, quelli che liquidano il problema dei precati con un’alzata di spalle.

Io ce l’ho con quelli che dicono “i giovani non sanno lavorare, non hanno le competenze giuste”. Che se loro si dedicassero finalmente ai nipotini, forse, i più giovani potrebbero mettere finalmente piede nelle redazioni non da abusivi; vedere come funzionano, imparare.  Che se loro avessero l’umiltà di riconoscere che il giornalismo è cambiato e con le nuove tecnologie, i siti internet, i video, la multimedialità sono sicuramente almeno un passo indietro ai tanti venti/trenta/quarantenni senza spazio.

Ma ce l’ho soprattutto con chi ha creato le premesse per questa assurda guerra di generazione. Una lotta talmente impari da sembrare ridicola. Un precario non tutelato, senza stipendio fisso, senza garanzie, senza presente nè futuro non potrà mai avere la stessa potenza elettorale di un pensionato con anni di esperienza, con le giuste conoscenze e il giusto peso politico.

E, un po’ tristemente un po’ fieramente, facendo le dovute proporzioni, penso che si può racchiudere tutto questo discorso in questa frase di Marx:

La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto tra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta. (…) La moderna società borghese, sorta dalla rovina della società feudale, non ha eliminato i contrasti tra le classi. Essa ha soltanto posto nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta in luogo delle antiche. L’epoca nostra, l’epoca della borghesia, si distingue tuttavia perché ha semplificato i contrasti fra le classi. La società intera si va sempre più scindendo in due grandi campi nemici, in due grandi classi direttamente opposte l’una all’altra: borghesia e proletariato.

Karl Marx, Manifesto del partito comunista.

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Written by skyene

30 gennaio 2012 a 23:25

Pubblicato su journalism

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